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Chi era Audrey Hepburn?

Francesco Curello - 26-01-2017 - Letture: 241

Chi era Audrey Hepburn?

Generazioni di donne (e di uomini) hanno subito il fascino e l’incanto dei suoi occhi da cerbiatta, della sua frangettina corta, del suo sorriso irresistibile e della sua innata eleganza. Audrey Hepburn, mancata proprio il 20 gennaio di 24 anni fa, piace ancora oggi tantissimo. Un’attrice di fama mondiale. Un elegante riflesso su una famosa vetrina. Un’icona di stile capace di attraversare le generazioni. Ma anche… una mamma. Sarebbe semplicemente questa la risposta che darebbe suo figlio, Luca Dotti. Audrey Hepburn ha vissuto tre vite. La prima fu quella di Hollywood. L’attrice “secchiona” che si alzava alle quattro di mattina per ripassare la parte, sempre lontana dagli stravizi peccaminosi della città delle star. Poi la seconda, quella da casalinga, lontana dalle scene e vicina alla famiglia. La vita che aveva scelto, e conquistato, per dedicarsi alle cose che contano davvero. E infine la terza, quella da inviata dell’UNICEF. Ora che i suoi figli erano grandi poteva dedicarsi ai bambini a cui, proprio come a lei, le guerre e la fame avevano rubato l’infanzia come racconta suo figlio Luca.

"Sai che facciamo stasera? Penne al ketchup davanti alla tv!" Mamma è sempre andata di corsa. L’infanzia spezzata dalla guerra, poi l’adolescenza dedicata alla carriera. Era in quelle sere che diventava la ragazzina spensierata che non era mai stata. Finalmente poteva stare davanti allo schermo senza essere protagonista. Non vedeva i film suoi, ma quelli degli altri: li giudicava e si appassionava come se non fosse un’attrice. Era ingenua, ha sempre guardato la vita senza diventare blasé: ti scordavi che era la Hepburn.. Adorava la tv italiana, il varietà, Canzonissima e amava mangiare cibo-spazzatura davanti la tv."

La moda di Audrey era essere adatta alle occasioni. L’eleganza, per esempio, era legata al suo lavoro, e anche il rapporto con Givenchy faceva parte del personaggio. Sarà solo lontano dal set a dalle serate di gala, che potrà vestirsi come le pare. La sua libertà era indossare jeans, magliette e golf. Non era di quelle che in casa camminano sui tacchi» spiega Luca. «Per anni indossò cappotti divini di sarti famosi, ma fu davvero felice quando inventarono i piumini». «Quelli sì che proteggono dal freddo e sono pratici» sosteneva l’attrice. Per lei le cose dovevano avere un’utilità contestuale, ed era così anche con le auto. Quando Luca capì che la madre amava le Jaguar, tentò di convincerla a comprarne una. Lei fu irremovibile: «non ci stanno i cani, le borse della spesa, non è adatta alla montagna. Mi basta e avanza averla come sogno».

"A Colazione Da Tiffany fu un film che fece con grande gioia. Imparò persino a fischiare per fermare il taxi, scena irresistibile. Sapeva che si trattava dell’ultimo capitolo di una carriera vissuta in un certo modo. Dopo qualche anno io non sarei più potuto andare sul set e lei si sarebbe dedicata al suo ruolo di madre a tempo pieno. Per lei quel film è stato come guardare un tramonto. Bellissimo. Già famosissima, un giorno si recò proprio da Tiffany per ritirare un anello che aveva portato ad aggiustare. Ma siccome non aveva con sé un documento, la commessa le chiese che cosa potesse mostrarle come garanzia e mia madre, soave, sbattendo le ciglia: “La mia faccia”." (Sean Hepburn, primogenito)

Era bella Audrey Hepburn, bella perché semplice, senza bisogno di fronzoli e senza ricercatezza.
Eppure lei non si piaceva; Audrey si guardava allo specchio e diceva di non capire perché gli altri la trovassero così bella. Lei pensava di avere il naso e i piedi troppo grossi, poco seno e di essere troppo magra racconta Luca. 
24 anni fa ci lasciava; se fosse stata ancora con noi sarebbe stata ancora una donna eccezionale, a sentire il figlio Luca: “Non aveva paura di invecchiare, e non capiva tante sue colleghe che già ai tempi ricorrevano alla chirurgia estetica“.
Ma la verità è che, forse, non c’era proprio niente da capire: al mondo c’è chi la semplicità e la bellezza ce l’hanno dentro, proprio come ce l’aveva Audrey. 
La forza e la dolcezza. Le determinazione e l’umiltà. La malinconia ed il sorriso. Forse è questo che ce la fa amare ancora tanto, al di là degli stereotipi e delle immagini fin troppo inflazionate.
Come ha dichiarato una decina d’anni fa in un’intervista Hubert de Givenchy, suo grande amico nonché artefice del famoso abito nero in ‘Colazione da Tiffany’, “Audrey non solo era unica, era straordinaria, bella, leale e piena di talento. Il suo stile così attuale, e la sua grande modernità rimarranno per sempre”.
Ed è stato proprio così... Ciao Audrey

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