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3 anni fa si spegneva un grande attore

Francesco Curello - 05-02-2017 - Letture: 249

3 anni fa si spegneva un grande attore

Sono già passati tre anni dalla morte dell'attore premio Oscar Philip Seymour Hoffman, artista di grande coraggio e talento, con una personalità non convenzionale, interprete di film straordinari che gli valsero diversi premi e tante nominations.
Hoffman fu ritrovato nel bagno del suo appartamento di Manhattan dallo sceneggiatore e amico David Katz, il quale preoccupato perché non lo sentiva telefonicamente da alcuni giorni, si recò nell'abitazione e lo trovò esanime, con ancora la siringa inserita nella vena del braccio.
Non si è mai saputo con certezza se si sia trattato di un errore, di un'overdose casuale o di suicidio vero e proprio, fatto sta che la dose di speedball (cocaina, eroina e tranquillanti mescolati insieme) che si iniettò gli fu fatale.
Philip Seymour Hoffman iniziò la sua carriera di attore in modo del tutto fortuito, quando al liceo, durante un allenamento di lotta, si infortunò gravemente tanto da dover smettere questa attività sportiva. Da quel momento cominciò a partecipare regolarmente alle lezioni di teatro della scuola fino a laurearsi a pieni voti alla Tisch School of the Arts della New York University.
L'inizio della sua carriera come attore professionista fu all'insegna del cinema indipendente. Nel corso degli anni, dato il suo talento e le sue capacità interpretative, si mise in mostra come attore non protagonista in alcune pellicole leggendarie, come Il grande Lebowsky di Joel Coen, Magnolia di Paul Thomas Anderson, Il talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella, Quasi Famosi di Cameron Crowe, La 25° ora di Spike Lee.
Nel 2005 arrivò la parte che gli valse la statuetta d'oro agli Oscar 2006: Truman Capote - A sangue freddo, un film biografico straordinario in cui interpretò magistralmente il grande scrittore americano, autore di Colazione da Tiffany. Nel 2008 recita come protagonista in "Synecdoche, New York", il film d'esordio alla regia per Charlie Kaufman dove interpreta un affermato regista teatrale con un'enorme difficoltà a tenere in equilibrio la sua vita privata. Una Performance straordinaria come tiene a precisare Kaufman:

"La prima cosa che mi viene in mente, se penso a lui, è il suo sguardo acuto e penetrante sotto gli occhiali, ma gli occhi, ecco gli occhi restavano come di ghiaccio. Era un magnifico esploratore dell'ambiguità umana. Mi diceva che questo ruolo gli richiedeva una forte intensità emotiva. Diceva che 'Synecdoche, New York' è uno di quei film che si devono vedere più di una volta, perché la sua percezione cambia, ha un senso di mistero". Gli estimatori dell'attore con ogni probabilità lo consumeranno, poiché si tratta del suo "testamento artistico".

Da quello che disse la moglie Mimi O'Donnell dopo la morte dell'attore, il problema di dipendenza dalle droghe di Hoffman era ormai serio da diverso tempo, con diversi percorsi di rehab mai terminati, tanto che lei si vide costretta a cacciarlo di casa perché non fosse un pessimo esempio per i figli. Quei figli a cui nel testamento non lasciò nulla perché non voleva che crescessero come "ragazzi viziati".

Parlare poco dei suoi ruoli e praticamente mai della sua vita privata non era snobismo: semplicemente, non si riteneva così interessante. Su quel piedistallo, non ci voleva stare. Parlava volentieri di teatro, quello sì, perché da lì veniva e lì si sentiva a suo agio. «Uno con la mia faccia da adolescente sogna di fare teatro, mica cinema: quello è per gente come Brad Pitt», diceva. Ancora: non sono un divo, smettetela di trattami come tale. In un'intervista del 2012 aveva spiegato come si considerasse fortunato per il fatto che per la gran parte della sua carriera non fosse stato un attore “da copertina”, popolarissimo come altri grandi attori americani:

"Ci penso spesso. Credo che oggi sia meno vero di un tempo, più invecchio e più perdo il mio “anonimato”. Penso che sia perché oggi per le persone è molto più facile vedere tutto. Negli ultimi cinque anni le nostre foto – le mie, le tue, quelle di tutti – sono finite ovunque. Non è che le persone guardano più film, è che le immagini sono ovunque. Per gli attori più giovani sarà sempre più difficile mantenere un profilo basso. E questo anzi non vale solo per gli attori, vale per tutti".

E' stato protagonista e comprimario, in ruoli drammatici, comici, in film d'avventura, di fantascienza, biografici, commedie. E' stato probabilmente il miglior attore della sua generazione. Trasformista straordinario, uomo schivo e riservato, una moglie, due figlie, poco o nulla si sapeva di lui. Niente a che fare con lo star system, niente spot, niente gossip. Philip Seymour Hoffman si spense, in completa solitudine, a soli 46 anni, all'apice del successo. Il New York Times lo aveva definito più volte “uno dei migliori attori della sua generazione” e si tratta di un’opinione piuttosto condivisa e poco discussa: era uno di quei pochi attori in grado di attrarre da solo interesse e curiosità riguardo un film... "Alla fine quelli forti siamo noi", diceva Philip Seymour Hoffman in "Quasi Famosi" del 2000. E forse ha ragione lui, chissà, ma per ora si può dire solo che il 2 febbraio 2014 prima che un immenso attore, se n’è andò un amico per molti di noi. Ed è straziante e bellissimo il fatto che ci si senta improvvisamente orfani di una persona, in carne e ossa, prima che di un divo irraggiungibile sul grande schermo. Tanto “i film e le canzoni continueranno a essere fatti”, I love Radio Rock per sempre, e continueremo a vederti su mille schermi e piattaforme, a chiamarti The Master o Phil Parma, e forse prima o poi capiremo addirittura che avevi ragione tu, i più forti siamo noi... Ciao Phil.

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