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Un imperdibile aneddoto su Per un pugno di dollari

Francesco Curello - 13-02-2017 - Letture: 317

Un imperdibile aneddoto su Per un pugno di dollari

I produttori del film cercarono inizialmente di convincere Sergio Leone a scritturare Richard Harrison, ma nonostante il compenso chiesto dall’attore fosse relativamente basso, Leone decise di non prenderlo in considerazione. Infatti, Sergio voleva a tutti i costi l’attore Henry Fonda, e così inviò una copia della sceneggiatura al manager dell’attore che, senza nemmeno farla leggere a Fonda, comunicò a Leone che una parte del genere non gli sarebbe mai interessata. La scelta allora ricadde su James Coburn che accettò la parte ma chiese un compenso troppo alto rispetto alle possibilità della produzione, e su Charles Bronson, che letta la sceneggiatura pensò di avere davanti uno dei peggiori copioni che avesse mai letto. Solo dopo aver visto il film si ricredé.
Anche Cliff Roberson, secondo Leone adatto al personaggio, fu scartato perché decisamente troppo caro.
E così venne presa in considerazione l’idea di ingaggiare un giovane attore, protagonista di una serie tv americana (Rawhide) che, sebbene pretendeva un cachet molto inferiore rispetto agli altri attori, non convinceva affatto Leone. Quello che sarebbe diventato "l’uomo senza nome" accettò nonostante l’agente lo mettesse in guardia: «è un passo sbagliato», un «malpaso» gli disse. Anni dopo, l'attore avrebbe chiamato proprio Malpaso la sua casa di produzione. 
Questo attore si chiamava Clint Eastwood ed era famoso per la sua indolenza, per i movimenti lenti e per avere quest'aria sempre molto stanca. Quando arrivò a Cinecittà Leone si presentò: "Piacere Sergio".
Dopodiché lo guardò per cinque minuti in silenzio per poi dire: "Allora portateme un pò il poncho, metteteglielo un pò"...e poi perplesso proseguì: "me portate una barba di due/tre giorni e gliel'ha applicate per favore? e portateme anche un cappello...scusa Clint devo vedere un pò de cose." Ad un certo punto Sergio tirò fuori da un taschino un sigaro e gli disse: "Clint, me fai una cortesia...prova un pò a mettere questo in bocca"...

" Arrivai a Roma con pochi vestiti e senza conoscere nessuno. Non parlavo per niente Italiano e Sergio non parlava per niente Inglese. Quindi nel nostro primo incontro ci fu molta gestualità e ci facemmo tante risate". (Clint Eastwood)

La storia ha reso celebre una frase pronunciata da Leone – «ha due espressioni: una con il cappello e una senza» – e ha lasciato correre su un’altra definizione, romanesca e molto più significativa: «Mi piace: c’ha du’ occhietti da fijo de na mignotta»
Uno come Eastwood era perfetto. «Uomo-gatto» lo chiamava il regista per la sua andatura lenta.

"Con Sergio avevo un ottimo rapporto; certo a volte si arrabbiava con me e io con lui ma alla fine eravamo buoni amici. Si rivelò una persona molta simpatica e molto buffa ma soprattutto un gran Regista." (C.E.)

Per un Pugno di Dollari fu girato più di mezzo secolo fa con una coproduzione tra Italia, Spagna e Germania dell’Ovest, e impreziosito dalla memorabile Colonna Sonora di Ennio Morricone, dove la musica non è soltanto uno strumento di sottofondo, descrittivo, ma un elemento chiave, protagonista, al punto che il film venne montato seguendo la musica, una decisione mai presa fino a quel momento in sala di montaggio, tranne che in rarissime circostanze come in “Infedelmente Tua” del 1948. 
Per un pugno di dollari andò ben oltre, creando il nuovo genere, poi adorato da Quentin Tarantino, rivitalizzando il western oltreoceano, soprattutto scolpendo nell’immaginario del pubblico, con la forza degli interminabili primi piani e dei tempi di racconto dilatati, sequenze epiche, come quella dello scontro con il feroce Ramon, interpretato da Gian Maria Volontè. «Al cuore Ramòn , al cuore! Se vuoi uccidere un uomo devi colpirlo al cuore».
Il poncho (mai lavato per tutta la trilogia) ,la barba incolta, il sigaro tra le labbra e il sorriso sprezzante di chi non ha paura di nulla. Tanto meno dei colpi di fucile che gli colpiscono il petto continuando a lasciarlo miracolosamente illeso. Era il 1964 e Clint Eastwood, un metro e novanta, fisico vigoroso, occhi di ghiaccio, avanzava nella polvere del paesino di San Miguel, al confine tra Stati Uniti e Messico. Non sapeva che, con quella sua marcia inesorabile, stava aprendo uno dei più importanti filoni della storia del cinema mondiale.

"Di Clint mi hanno affascinato la sua figura e la sua personalità. L’avevo visto in un telefilm della serie Rawhide e l’ho preso perché all’epoca James Coburn costava troppo. Guardando Incident of the Black Sheep ho notato che Clint parlava poco, però ho notato anche il modo pigro, distaccato con cui entrava in scena e senza alcuno sforzo rubava ogni inquadratura a Eric Fleming. Quando abbiamo lavorato assieme era come un serpente, andava a fare un pisolino a cento metri di distanza, arrotolandosi sul retro d’un auto o sul set. Poi si svegliava srotolandosi e stendendo le braccia. Mescolando questo atteggiamento con le esplosioni e la velocità degli spari si ottiene quel contrasto essenziale che ci ha apportato. Così abbiamo costruito il personaggio, anche a livello fisico, mettendogli la barba e il piccolo sigaro in bocca che non fumava mai. Quando gli è stato offerto il secondo film, Per qualche dollaro in più , mi ha detto: “Leggerò la sceneggiatura, verrò a fare il film, ma per favore, ti supplico, una sola cosa: non mettermi di nuovo il sigaro in bocca!”. E io: “Clint, non possiamo lasciar perdere il sigaro, il protagonista è lui! " (Sergio Leone)

Per un pugno di dollari (1964)

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