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Chi ricorda River Phoenix?

Francesco Curello - 15-03-2017 - Letture: 226

Chi ricorda River Phoenix?

Se negli anni ’90 c’era una giovane promessa del cinema di cui avremmo voluto conoscere la carriera futura e che ci saremmo augurati diventasse una delle star hollywoodiane più longeve, quel giovane attore era River Phoenix. Ed è straziante pensare oggi quali ruoli gli sarebbero stati affidati, quali film avrebbe potuto interpretare, che attore sarebbe potuto diventare...
Il padre John Bottom è un carpentiere di origine californiana,cattolico; la madre Arlyn Dunetz è una segretaria nata nel Bronx da genitori ebrei ortodossi. I due alla fine degli anni sessanta si uniscono alla setta dei Children of god detta cog (accusata in seguito di violenza sui minori,sfruttamento del lavorominorile,fornicazione,adulterio,pedopornografia,incesto,spaccio di lsd anche tra minori). Rinominata in seguito la setta religiosa più maledetta d'America. River dichiarò alla rivista Details nel 1991:

"Quella è gente pericolosa, rovina la vita delle persone"

Infatti River cresce in povertà e insieme la sorella Rain, è costretto a suonare in strada per racimolare qualche soldo; vive con la famiglia in case fatiscenti e prive dei piu normali servizi igienico-sanitari. River rivelerà di aver perso la verginità a quattro anni e di aver subito violenze sessuali fino a dieci, quando i genitori si dissociarono dalla setta, modificando il cognome in Phoenix, richiamo all’araba fenice, simbolo di rinascita. Successivamente, insieme agli altri fratelli, prende parte a diversi provini per dei ruoli cinematografici. Un talent scout li nota e decide di scritturarli tutti. Dei cinque, River è senza dubbio il più talentuoso: si presenta a un’audizione con la sua chitarra e improvvisa un pezzo di Elvis Presley. La performance piace al produttore di Sette spose per sette fratelli, che decide di ingaggiare lui e Joaquin.
Il successo arriverà poco dopo; l'esordio in "Explorers" (1985) di Joe Dante, a cui seguono The Mosquito Coast di Peter Weir dove interpreta il figlio dell'anticonformista Harrison Ford e soprattutto Stand by me di Rob Reiner. In Stand By Me, River è Chris Chambers, il capo del gruppo, che guida i suoi compagni nella loro avventura.
Nel 1988 è la volta di Nikita – Spie senza volto di Richard Benjamin e Vivere in fuga di Sidney Lumet che valse a River, una candidatura al premio Oscar come migliore attore non protagonista.
Se il nome di River Phoenix entra nella lista dei migliori attori della sua generazione è grazie alla partecipazione a Belli e dannati di Gus Van Sant, nel 1991, dove veste i panni di Mike Waters, un ragazzo narcolettico che si prostituisce per le strade di Portland. 
Purtroppo però, la sua brillante e promettente carriera verrà interrotta nella notte tra il 30 e il 31 ottobre 1993. 
Sono le 7 di sera. River ha appena terminato la giornata di riprese sul set di "Dark Blood". Quella notte si festeggia Halloween. River rientra all’hotel Nikko, a West Hollywood. Stanza 328, una modesta suite da 300 dollari a notte. Quella sera sono venuti a trovarlo il fratello Joacquin Phoenix, e la sorella Rain, dalla Florida. C’è anche l’attrice Samantha Mathis, sua fidanzata ai tempi di "The thing called Love". Il gruppo non passerà quella serata in hotel: hanno appuntamento al Viper Room, il locale di Johnny Depp sul Sunset Boulevard. River deve vedersi con Flea, dei Red Hot Chili Peppers, suo grande amico.
Il gruppetto esce intorno alle 23. Il Viper Room è pieno, come sempre accade nei fine settimana. C’è anche Johnny Depp, che suonerà sul palco insieme a Flea. A un certo punto River inizia a sentirsi poco bene. Suda, non riesce a respirare. Un amico gli passa una pasticca di Valium, per tranquillizzarlo. Ma le sue condizioni peggiorano. Inizia a tremare. Viene portato fuori dal locale, in braccio, dal fratello. Subito dopo il grande portone in ferro, che serve anche da uscita di emergenza, si accascia in terra. "Niente paparazzi", sussurra al fratello Joacquin. Ha capito di non stare bene, e vuole evitare che qualcuno possa cannibalizzare quel momento. Benché consci del crescente pericolo, i presenti non chiamarono l’ambulanza per evitare l’incursione della polizia: gli fu fatta una frettolosa respirazione bocca a bocca dalla sorella, quando ormai il ragazzo era steso sul pavimento in preda alle convulsioni.
La situazione di River precipitò nel giro di poco tempo, nel quale si sono susseguite ben cinque crisi epilettiche. Fu finalmente Joaquin a sbloccare quei momenti di inerzia chiamando il pronto soccorso; "Correte, mio fratello sta male" urla disperato Joaquin al telefono ma era così sconvolto che non riusciva ad accertarsi delle reali condizioni del fratello. L’ambulanza arrivò troppo tardi al Viper Room: River morì di overdose all’ 1:50 di notte, circondato dalla calca di amici, curiosi e paparazzi, senza la possibilità di esibirsi un’ultima volta. Fu accompagnato da Flea durante il tragitto in ospedale, ma anche l’inserimento di un pacemaker si rivelò del tutto inutile. L'autopsia rilevò un'overdose da speedball. 
Lo stesso Joaquin, anni dopo, ha confessato che River quella sera era eccessivamente su di giri, per non contare della metamorfosi estetica che proprio in quei giorni il ragazzo aveva praticato: capelli cortissimi e neri avevano preso il posto della sua famosa chioma bionda; trascuratezza nell’abbigliamento e atteggiamento strafottente lo resero irriconoscibile agli occhi degli amici. Col senno di poi, si potrebbe forse ipotizzare che tutti questi cambiamenti fossero dovuti al forte disagio di non essere mai riuscito, dal punto di vista lavorativo, a togliersi di dosso il personaggio di angelo bello e dannato, che gli aveva precluso la possibilità di ruoli più avvincenti.
La drammatica telefonata di Joaquin al 911 fu registrata e ritrasmessa da varie trasmissioni radio e tv. In seguito alla morte del fratello e all’invasione dei media, Joaquin anche lui dipendente dall’alcol, si allontanò da Hollywood per qualche anno, per poi tornare sul grande schermo con interpretazioni tutt'oggi sontuose. A proposito di suo fratello River dirà in seguito:

"Mio fratello non ci voleva andare al Viper. Lui voleva
soltanto tornare a casa e farci ascoltare una nuova canzone che aveva scritto. Ci è andato perchè io ho insistito perchè mi ci portasse,volevo vedere i red hot chili peppers suonare dal vivo. Per questo ci è andato."

Droga e alcol. Così è morto River Phoenix, all’età di appena 23 anni. River stava lottando contro un male che neanche lui avrebbe saputo definire o anche solo riconoscere. Un film dietro l’altro, i soldi, e la sensazione di inadeguatezza, di sentirsi fuori luogo. Nessuno è mai riuscito a spiegare perché abbia iniziato a drogarsi, e gli amici, dopo la morte, non hanno più voluto parlare del rapporto con lui. Forse le sue erano botte di vita, iniezioni di felicità temporanea in un corpo che si trascinava da un set ad una festa. Era già stato scritturato per "Intervista con il Vampiro", e molti altri contratti lo stavano attendendo. Aveva solo 23 anni, e probabilmente un’eccezionale carriera davanti a sé...

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