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Riflessioni su Il Signore degli Anelli

Francesco Curello - 23-01-2017 - Letture: 278

Riflessioni su Il Signore degli Anelli

Si può amare o si può odiare. Si può giudicare troppo fedele o troppo infedele, rispetto al libro cult di Tolkien da cui è tratto. Può risultare eccessivamente lungo, o così appassionante da sembrare breve. Può essere visto come il trionfo degli effetti speciali, o come la rivincita dei valori tradizionali. Comunque la pensiate, 15 anni fa usciva nelle sale cinematografiche italiane "Il Signore degli anelli - La Compagnia dell'anello" primo capitolo dell'immensa trilogia diretta dal regista neozelandese Peter Jackson. Una cosa è certa, Jackson dà il meglio di sé nella ricostruzione degli ambienti.
La paciosa e serena "Contea", il paese degli hobbit, le eteree e slanciate città degli elfi, la terribile ed agghiacciante Moria, la miniera all'interno di una gigantesca montagna: il regista riesce a trasmettere allo spettatore la giusta atmosfera cogliendone la intrinseca essenza e l'intimo legame con i personaggi che abitano quei luoghi fantastici.
Jackson ha amato il libro e ne ha colto la filosofia sottesa. La brama per il potere, la caducità e la debolezza dell'uomo, l'invidia ma anche l'amicizia, la solidarietà, l'eroismo: tutti concetti che il regista ha ben presente e che rappresenta alternando momenti esaltanti e commoventi, drammatici e appassionanti, ben sottolineati dalla musica di Howard Shore.
Ma il film è anche e soprattutto una meravigliosa favola emozionante.
Fughe spericolate e combattimenti all'ultimo sangue, momenti di apprensione e di paura, scene di coinvolgente vigoria si susseguono nel film rendendone la visione sempre interessante dove l'uso degli effetti speciali è misurato e ben calibrato. Fra le scene più esaltanti segnaliamo la fuga dalla miriade di orchi delle caverne ed il combattimento di Gandalf contro il terrificante Balrog, sequenze da antologia.
Anche la cura, quasi maniacale, dei particolari, così cara a Tolkien, è stata attentamente seguita da Jackson. Valga come esempio l'ostinazione con cui il regista ha preteso che gli attori "elfici" imparassero l'idioma elfico (inventato dallo stesso Tolkien) affinché recitassero in quella lingua. Il suo volere è stato rispettato, gli attori elfi recitano in elfico e le loro battute sono sottotitolate...
E poi c'è lei, l'immensa colonna sonora che è ritenuta da molti una delle opere cine-musicali più imponenti mai scritte per il cinema. Travolgente per mezzi e portata, è la traduzione musicale perfetta della Terra di mezzo, un vero e proprio quadro che mescola le culture, la storia e i linguaggi del mondo immaginario creato da J.R.R. Tolkien. Da essa è stata rielaborata la Lord of the Rings Symphony, la Sinfonia appunto, composta da sei movimenti per orchestra e coro. Pochi, pochissimi film nel decennio passato sono riusciti ad entrare nella storia del cinema. Tra quelli c'è sicuramente la saga del signore degli anelli. Peter Jackson è riuscito nella missione impossibile di trasporre per il cinema uno dei più importanti romanzi del secolo passato, e il risultato renderebbe fiero Tolkien. Il regista riesce a estrapolare gli elementi che Tolkien ha usato per costruire il suo racconto epico (su tutti, il profondo scavo psicologico nei personaggi e la costruzione di un mondo fantasy credibile nei minimi dettagli) e li porta intatti sul grande schermo, complice una sceneggiatura indescrivibilmente perfetta. Il comparto tecnico, poi, è entrato nel mito: La tecnologia che ci ha portato Gollum era impensabile prima di questi film, le scenografie sono semplicemente opere d'arte, così come gli effetti speciali e una fotografia sublime. Ottima la scelta de cast, che ha contribuito non poco alla riuscita del film (su tutti Viggo Mortensen, Andy Serkis e Ian McKellen).Lavoro registico titanico.Opera titanica. E titanica l'impronta che ha lasciato nel mondo del cinema...è il primo film commerciale di qualità, la più grande rivoluzione cinematografica dell’ultimo decennio: per prima cosa conia un nuovo modo di fare cinema d’azione, si possono trattare temi importanti, la vita, la morte, il destino, senza per forza cadere nel banale; si può far iniziare un film indirizzato anche ad un pubblico giovane e non eccessivamente impegnato, con quaranta minuti di illustrazione del modo di vivere (anche molto divertente nel caso degli hobbit) di un popolo. Il film è avventuroso, appassionante, a tratti divertente, a tratti più amaro perciò non ci si deve stupire se le tre ore (più venti minuti di scene aggiunte nella versione estesa) scorrono via fluide come un bicchiere d’acqua e tutti, dal critico allo spettatore di consumo se ne vanno a casa felici e contenti.
E allora grazie Peter, grazie per averci fatto sognare...

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