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Omaggio a Michael Clarke Duncan

Francesco Curello - 19-02-2017 - Letture: 310

Omaggio a Michael Clarke Duncan

Raccontano che, quando qualcuno lo riconosceva per strada, sorridendo tirava fuori una banconota da cinque dollari: "Te li regalo se mi dici come mi chiamo!". Era un uomo spiritoso, Michael Clarke Duncan, e sapeva perfettamente che tutti conoscevano la sua faccia, ma pochissimi ricordavano il suo nome: era per tutti ”quello del Miglio verde”, il film che gli aveva cambiato la vita, realizzando il suo sogno di sfondare a Hollywood. 
Michael crebbe a Chicago insieme alla sorella e alla madre. Aveva una gran passione per lo sport, in particolare il football americano. Una passione non condivisa dalla madre che gli impedì di giocare per timor che il "proprio bambino" (destinato a diventare una armadio di 198 cm per 150 chili) potesse farsi male. 
 Negli anni successivi, la madre si ammalò e Michael fu costretto a rinunciare all'università per provvedere al fabbisogno familiare. Trovò un impiego nella compagnia del gas, un lavoro umile ma allo stesso tempo riduttivo per uno come Michael. In quel periodo cominciò ad appassionarsi al cinema e, in attesa di un'occasione, entrò nel giro dei bodyguards. I suoi clienti si chiamavano Will Smith, Martin Lawrence, Jamie Foxx e LL Cool J. Per un periodo lavorò anche per Notorious B.I.G., ma la sera del 9 marzo 1997, quando il turbolento rapper venne crivellato di colpi durante una sparatoria tra gang rivali, Michael non c'è: all'ultimo momento fu sostituito da un collega. Uno dei pochi colpi di di fortuna di una vita complicata.
Scherzava con i colleghi sui suoi sogni di Hollywood e con "Armageddon" ebbe la sua grande occasione. La sua altezza, la sua prestanza unita ad una voce forte e calda, gli permisero di guadagnarsi il ruolo di Bear. Divenne amico di Bruce Willis, che l'anno dopo fece il suo nome per un ruolo strepitoso: quello dell'ergastolano John Coffey, coprotagonista del dramma Il miglio verde, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King. Un personaggio epico, un uomo innocente che non riesce però a sfuggire a un destino maledetto. Si tratta di una produzione di altissimo livello: la star è Tom Hanks e il regista Frank Darabont, entrato nell'Olimpo di Hollywood qualche anno prima, per aver diretto Le ali della libertà (altro magnifico film “carcerario”). Duncan ottiene il ruolo, e il resto è storia:

"Sono stanco, capo. Stanco di andare sempre in giro solo come un passero nella pioggia. Stanco di non poter mai avere un amico con me che mi dica dove andiamo, da dove veniamo e perché. Sono stanco soprattutto del male che gli uomini fanno a tutti gli altri uomini. Stanco di tutto il dolore che io sento, ascolto nel mondo ogni giorno, ce n'è troppo per me. È come avere pezzi di vetro conficcati in testa sempre continuamente. Lo capisci questo?"

Un successo planetario, una nomination all'Oscar e una carriera spianata. Certo, di capolavori non ne arriveranno più, ma Michael diventa un caratterista molto popolare (FBI - Protezione testimoni, Planet Of The Apes, Sin City), si rivela un ottimo doppiatore di cartoni animati (il più popolare è Kung Fu Panda) e lavora anche in televisione.
L'attore fu colpito da un grave infarto il 13 luglio 2012 e da allora non si riprese mai completamente. Rimase a lungo in terapia intensiva e morì il 3 Settembre dello stesso anno a causa di un'insufficienza cardiaca. La sua scomparsa scatenò una notevole commozione negli Stati Uniti dove il trend topic "R.I.P Michael Clarke Duncan" si impose immediatamente . Tom Hanks ha ricordato Duncan elogiando le sue qualità di persona e attore:

"Aveva qualcosa di magico. Sono terribilmente addolorato per la perdita di Big Mike". E' stato come se avessimo scoperto un tesoro quando lo abbiamo incontrato sul set del Miglio verde. E' stato magico". E ancora: "Aveva un grande cuore e la sua scomparsa ci lascia storditi".

Anche il regista Frank Darabont ha ricordato che magnifica persona fosse:

"Era una delle persone migliori che ho mai avuto il privilegio di incontrare. Michael era un esempio di onestà, integrità, umanità. La tristezza che provo è indescrivibile"

Un attore può essere dimenticato, ma certi personaggi restano immortali. Uno di questi è John Coffey, un uomo buono morto troppo presto. Proprio come Big Mike...

 

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